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Premiati proti e mastri: una cultura antica

TRIESTE – La cultura del mare come risorsa per il futuro. Potrebbe sembrare solo uno slogan ma, se vengono riuniti insieme, nella medesima sala, personaggi come Arrigo Petronio, Nico Giraldi,
Italo Deltin e, a nome di Narciso Orel il figlio prof. Giuliano, e poi i massimi esponenti della Società Triestina della Vela, del Circolo Istria, dell’Istituto Tecnico Nautico di Trieste e tanti ospiti
appassionati di cose di mare, l’impressione è che quella frase più volte ripetuta su “tradizione, mare, cultura e futuro” non segni solo un’occasione di festa ma vada al di là dell’effimero.
Fatto è che tutti questi personaggi, insieme, hanno deciso di “imbarcarsi” in un’impresa che ha il fascino della storia ma è, di fatto, una sfida per il futuro. Ieri, durante una cerimonia di grande
impatto emotivo, al Pontile Istria in Sacchetta a Trieste, presso la sede della Società Triestina della Vela sono stati consegnati dei riconoscimenti a quattro istriani benemeriti (piranesi e isolani) che hanno scritto la storia della cantieristica da diporto a Trieste e a Grado. Grande l’onore a loro attribuito ma che non si esaurisce nella mera cerimonia di consegna dei diplomi. Il tutto si è svolto di fronte ad un nutrito gruppo di ragazzi dell’Istituto Nautico ai quali, idealmente, si è inteso passare il testimone di un’arte che sta scomparendo.
Un mastro d’ascia come Nicolò Giraldi a chi potrà mai tramandare il suo mestiere, e come lui a chi lascerà tanta esperienza ed arguzia un proto come Arrigo Petronio che fu felice allievo di Narciso
Orel. E che dire dei pescherecci triestini che portano la firma di Italo Deltin.
Una riposta positiva c’è, o almeno si spera che, con un concorso di forze, possa essere tale: s’intende, infatti, avviare una serie di corsi presso l’Istituto Nautico per formare profili che
rischiano di scomparire, avvicinando i ragazzi alla cultura materiale di matrice istriana marinara, anche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta di questi personaggi, disposti a parlare
dell’amore nei confronti di un’arte antica, quella della costruzione delle imbarcazioni da diporto, disposti a lavorare per i ragazzi e con i ragazzi. Lo sforzo comporterà naturalmente il
coinvolgimento di diversi soggetti che dovranno assicurare i mezzi necessari. Ma il Circolo Istria ha già avviato delle sinergie con altri enti a Trieste e anche in Istria. Non ultima ad essere coinvolta
sarà proprio la Regione FVG.
“Oggi, l’evoluzione delle tecniche di costruzione – ha sottolineato il prof. Walter Macovaz, una delle anime del progetto – ha portato, senza dubbio, alla sperimentazione e invenzione di nuovi
materiali e all’uso del computer. Ma tutto ciò non esclude la necessità di rivalutare il rapporto con il legno che ben si sposa con le nuove frontiere della navigazione e, anzi, rimane uno dei materiali più preziosi e belli da lavorare. Non vogliamo mettere i nostri ragazzi su una strada desueta e vuota, ma caricarli di nuove responsabilità fondate sulla storia e la tradizione di casa nostra: una ricchezza che non ci possiamo permettere di perdere consegnandola all’oblio, al passato”.
Belle le testimonianze degli artigiani che hanno voluto sottolineare la mole di soddisfazioni raccolte durante la loro carriera.
Nicolò Giraldi continua a realizzare splendidi alberi in legno per imbarcazioni da diporto che nascono nei piccoli cantieri di Monfalcone, all’ombra di quelli ben più noti, in grado di sfornare
navi da crociera apprezzate in tutto il mondo e che ebbero origine dalla lungimiranza
imprenditoriale di una famiglia, guarda caso, lussignana, come i Cosulich. Nel 1979, Fulvio Molinari in un articolo scriveva: “In Androna Santa Tecla, da un incredibile cantiere nautico escono le più belle barche della vela d’altura italiana”. Nella foto che corredava lo scritto c’erano Arrigo Petronio e Sergio Pecarich che avevano realizzato il “Balanzone”. Alle regate invernali di Marsiglia, il mistral (simile alla nostra bora) aveva messo in difficoltà i partecipanti. Era successo – racconta Molinari – che una barca francese, l’”Ariel” di oltre dieci metri, nel precipitare dalla cresta di un’onda, si spaccasse affondando in pochi secondi.
Una sola imbarcazione fu in grado di portare a termine la gara: il “Balanzone” che arrivato in banchina, aveva tutti gli occhi, increduli, puntati addosso. In quella buriana la barca non aveva
sofferto. “Da noi le barche le sanno fare”, avevano spiegati i triestini. Petronio ne è sempre andato fiero.
E che dire di Deltin, le sue barche da pesca continuano ad operare nel golfo di Trieste. Ma il suo merito è anche quello di essere riuscito a coinvolgere i figli che lo seguono, a Grado dove prosegue
il lavoro, nella sua opera.
Il figlio di Narciso Orel, Giuliano, non ha seguito le orme del padre, per modo di dire, visto che comunque, da biologo e docente universitario, ha fatto dell’amore per il mare la sua ragione di vita.
Numerose le iniziative organizzate in Istria per mantenere viva una cultura materiale considerata fondamentale per dare un senso alla memoria di un popolo sparso ed immaginarne un futuro
comune.
“Soltanto oggi – scriveva Giuliano Orel nel 2002 –, a circa due anni dalla morte di mio padre, Narciso Orel, classe 1914, carpentiere navale, mi sono chiesto quale derivazione abbia la parola
calafà, che mia madre usava spesso come sinonimo. Ti ga levà la baia de oro, fia, ti staghi per sposar un calafà; era questo l’apprezzamento espresso a mia madre da parenti ed amici forse in
termini consolatori o di incoraggiamento, mentre si stava preparando alle nozze. Mia madre è stata sempre fiera del suo calafà e mio padre del suo mestiere. Lo considerava un’arte da divulgare a
piene mani, senza segreti”.
Narciso Orel era una maestro del disegno e della progettazione navale. Vi si dedicò durante il periodo trascorso al Cantiere San Giusto di Pirano (dal 1942 al 1948) e poi al Cantiere Navale
Giuliano San Giusto di Trieste (1948-1960).
“Gli ho sempre invidiato la rapidità con cui sapeva tracciare lo schizzo di qualsiasi imbarcazione, – afferma il prof. Orel, ricordando il padre – facendole poi “vivere il mare” dopo averla corredata di “baffi” ed avere tratteggiato uno sfondo costiero. Ho sfruttato a lungo questa sua abilità durante il periodo liceale: gli lasciavo sulla sua poltrona il libro di storia dell’arte, aperto sul pezzo da copiare, carta da disegno, matite e gomma. Si è sempre comportato bene, ottenendo buoni voti anche in un’arte un po’ lontana dalla sua specializzazione. Sono sue anche alcune tavole preparate per superare l’esame di Esercitazioni di disegno di elementi di macchine, il primo da me sostenuto per corso di laurea in Chimica, a cui mi sono dedicato all’inizio della carriera universitaria”.
Piccoli episodi familiari di una grande storia alla quale s’intende dare spazio, attraverso le giovani generazioni per restituire a Trieste e alla regione Altoadriatica, quella cultura del mare che le
appartiene, le ha portato ricchezza nel corso dei secoli, la rende unica.
Rosanna Turcinovich Giuricin