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L’incredibile vicenda di Ludovico Mares

Di Rosanna Turcinovich Giuricin

Un giovane magro con i muscoli tirati e a fior di pelle. Un pesce, a suo agio sotto la superficie marina e tra gli scogli e le scogliere di Pola e della sua lunga costa sinuosa e piena di richiami. Ludovico Mares lo ricordano così i ragazzi che ebbero modo di incontrarlo e di godere del suo ingegno nel creare strumenti per scendere in apnea in fondo al mare.
“Si faceva tagliare i vetri dal vetraio di piazza Portarata – ricorda Livio Dorigo, polese doc, oggi presidente del Circolo Istria di Trieste, con il quale ricostruiamo i contorni di questa mitica figura delle nostre terre – e li inseriva nella gomma recuperata dalle camere d’aria delle motociclette, dalla quale venivano ritagliati anche i lacci che saldavano la maschera al capo durante le immersioni. In via della Rena, il fabbro Daveggia ci aiutava a saldare l’arpione ricavato dalle molle dei materassi, all’asta del nostro arco da pesca subacquea”.

Ma com’era Mares all’epoca?

“Passando in via Sergia si incontrava, l’ultimo prima di arrivare all’Arco dei Sergi, il suo negozio di fotografo. Essendo un idolo per noi ragazzi di Pola, sbirciavamo con curiosità, come fosse un divo del cinema. Gestiva uno spazio molto piccolo diviso dalla strada da una porta finestra. Statura media e tratti marcati, nessuno di noi aveva il coraggio di entrare in quella specie di tempio. Era molto più grande di noi che lo consideravamo un mito. Nel negozio di robivecchi della stessa piazza Portarata, anche Mares recuperava l’occorrente per i primi strumenti di pesca subacquea e noi lo imitavamo”.

Dove si andava a pescare, dove i primi tuffi da esploratori delle profondità marine?

“Noi più piccoli s’andava a pescare in Val del Macello o a Saccorgiana o nella Valle di Pomer a Medolino. E’ stato in quest’ultimo luogo che ho preso a 12 anni il primo cefalo. Una passione che i nostri genitori non conoscevano ma che ben presto fecero loro. Non a caso mia madre e tutta la sua famiglia erano canottieri, anche mio padre era appassionato di vela, di barche. Fu lui a voler provare la mia prima maschera e non si decideva di uscire dall’acqua nonostante i brividi e labbra blu. Non ricordo il mio primo tuffo, se ci penso credo di essere nato in quel mare. La prima immersione fu a Vergarolla con una maschera molto artigianale. Eravamo abituati a scendere ad occhi aperti ma all’improvviso tutto cambiava, tutto era improvvisamente nitido, diventavi un pesce tra le alghe e gli animali marini, rocce digradanti abitate da un mondo colorato. Di fatti si cambiava stato”.

La storia di Mares è emblematica per diverse ragioni, riassume tutti i crismi dell’evoluzione di una famiglia arrivata per ragioni di lavoro in queste nostre terre e che diventerà parte delle stesse per scelta, per osmosi, con naturalezza nel giro di una sola generazione. A conferma di un confine linguistico e nazionale mobile che ha sempre caratterizzato, ieri come oggi, questo nostro spazio Alto Adriatico orientale.

“Ludovico era figlio di un ufficiale della marina austriaca – racconta Dorigo – e nasce a Pola il 10 gennaio 1898. Fin da giovane si dedica a molti sport, ma eccelle soprattutto nell’hockey, di cui diventa campione nazionale, nei tuffi, di cui è primatista regionale e nel pattinaggio artistico, che lo vedrà primeggiare a livello regionale e che diventerà una delle sue principali attività, come istruttore”.

E già qui, la sua scelta sportiva del pattinaggio innesca una giusta riflessione sul ruolo dello stesso in città, luogo di incontri, di primati sportivi, di scelta nazionale.

“C’era una canzone che sottolineava l’amore di Pola per il pattinaggio. Ci si andava tutti nella via che portava lo stesso nome. Era un ritrovo durante il giorno per gli sportivi e la sera diventava una pista da ballo per coppie giovani e meno giovani. Molti al pattinaggio incontravano la compagna della loro vita e viceversa. Questa frequentazione era tipica del territorio, il pattinaggio a rotelle si praticava anche a Fiume e a Trieste, città dalle quali provenivano i maggiori campioni di allora. L’altra pista da ballo, estiva, era a Vergarolla, sede della società velica Pietas Julia”.

Il cognome originale di Mares era Ludovico Maresh, battezzato un mese dopo la sua nascita nella cattedrale di Pola con il nome di Ludovicus Franciscus Maresh. Sembra che i genitori di Ludwig, come lo chiamavano in famiglia, fossero giunti a Pola in cerca di lavoro dalla Boemia, grazie ad una politica di inclusione voluta dalla Monarchia austroungarica che a Pola aveva stabilito il suo principale porto militare con tante strutture gestite dalla Marina. Anche Mares conoscerà la guerra, anzi ne conoscerà ben due…

“Durante la prima guerra mondiale – racconta il presidente del Circolo Istria – è palombaro della Regia Marina Austriaca. Durante la seconda guerra sarà in quella Regia italiana. Qui incontrerà Egidio Cressi e Duilio Marcante che, assieme a Luigi Ferraro, stabilirà poi nel 1948 il metodo didattico italiano, mirato all’avvicinamento alla subacquea, sviluppatosi poi fin dal 1957 nei corsi della Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee (FIPSAS). A Marcante, Mares e Cressi durante la guerra si uniranno anche Dario Gonzatti, mente illuminata che creò il prototipo sportivo dell’autorespiratore ad ossigeno (ARO) sulla base dello stesso respiratore usato dalla Marina militare italiana e Luigi Ferraro, conosciuto durante una battuta di pesca subacquea. Nascerà così la prima moderna scuola subacquea del mondo. Tutti personaggi passati alla storia: Luigi Ferraro era stato un ufficiale della Marina Militare nella seconda guerra mondiale. Aveva prestato servizio come palombaro nella Decima Flottiglia MAS della Regia Marina venendo decorato con la medaglia d’oro al valor militare per aver affondato da solo tre navi nemiche. Terminata la guerra, nel 1947, durante una delle tante immersioni effettuate da quei coraggiosi ragazzi qualcosa andò storto e Gonzatti perse la vita. Marcante si presentò al funerale del compagno in tenuta da sub e poi, ancora scosso, si recò a scrutare il mare in riva alla baia. In quel momento di profondo dolore, Duilio immaginò di far costruire la statua poi battezzata Cristo degli Abissi, un luogo mistico per tutti i sub, in omaggio all’amico scomparso. Il bronzo della statua creata nella fonderia artistica Battaglia venne ottenuto dalle fusioni di medaglie, elementi navali (perfino eliche di sommergibili americani donati dall’U.S. Navy) e campane. La scultura, alta circa 2,50 metri, fu realizzata dal celebre artista Guido Galletti e rappresenta il Cristo con le braccia rivolte al cielo verso il Padre Eterno e aperte in segno di pace. Il 29 agosto 1954 la statua venne calata in mare davanti all’abbazia di San Fruttuoso nell’omonima baia a 17 metri di profondità grazie all’intervento della Marina Militare. Quando esule mi spostai a Varese – ricorda Dorigo – divenni presidente del Circolo subacqueo e direttore dei corsi. Andammo con il nostro gruppo all’isola del Giglio e poi ad omaggiare il Cristo degli Abissi per ricordare quei grandi”.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, Mares era rientrato a Pola, di cosa si occupava?

“Ormai il mare era la sua casa e la sua aspirazione: si dedicò ai recuperi sottomarini ma nel 1925, aveva iniziato a progettare a Pola i primi “strumenti subacquei” tra cui maschere e fucili per condividere la passione per il mare e le immersioni subacquee. Alla fine della seconda guerra mondiale viene costretto, come molti altri profughi istriani, ad andare esule in Italia. Approda quindi a Rapallo e nei primi tempi, per sbarcare il lunario, si mette ad insegnare pattinaggio artistico. Il suo interesse e la sua propensione all’innovazione lo portarono addirittura a brevettare i famosi pattini a rotelle con sterzo a tampone, usati ed imitati, poi, in tutto il mondo. Ma la sua passione per il mare e la sua volontà di innovare, lo spinsero ad iniziare l’attività di costruttore di attrezzature subacquee. All’inizio si tratta di qualche fucile, poi di qualche maschera e di qualche pinna. Nel 1949 fonda l’azienda Mares Sub con sede a Rapallo che in seguito sarà chiamata Mares S.p.A. Ludovico Mares. Fu lui a determinare il successo del fucile pneumatico per la pesca subacquea, negli anni sessanta e a sperimentare nuovi sistemi di propulsione con pinne fatte di tela cerata e giunco e conservate oggi al Museo del mare di Gorée in Senegal. Nel 1971 Mares decide di ritirarsi a vita privata e la sua azienda viene rilevata da una grande multinazionale, la AMF, che annovera, fra le sue molte aziende, anche la famosissima Harley Davidson e, soprattutto, un gruppo di marchi leader nel settore degli articoli sportivi, quali la Head (tennis e sci), la Tyrolia (attacchi da sci) e la Munari/Sanmarco (scarponi). La Mares è parte tuttora di questo gruppo, oggi Head NV un’azienda internazionale, presente in oltre 80 paesi, produttrice di attrezzatura per immersioni. Ma mantiene intatto l’originale spirito innovativo, la volontà di ricercare sempre il massimo nella progettazione e realizzazione di ogni prodotto, così come avrebbe voluto il suo fondatore”.

Ma quella statua in fondo al mare esiste ancora?

“Alla morte di Marcante avvenuta nel 1985 sul basamento della statua è stata apposta una lapide in suo ricordo. Nel 2017 in occasione di un intervento di pulizia i sommozzatori di Guardia di Finanza, Capitaneria, Carabinieri, Polizia, Marina Militare e Vigili del Fuoco che avevano effettuato il restauro sotto il coordinamento della Soprintendenza alle belle arti, si sono accorti della scomparsa della targa. La stessa venne ritrovata pochi giorni dopo, non è chiaro se trasportata dal mare o abbandonata dopo un tentativo di furto, sulla spiaggia di san Rossore a Pisa”.
Il mare prende, il mare restituisce.
L’Amministrazione comunale di Rapallo ha ricordato nel 2003 la figura dell’inventore ed imprenditore Ludovico Mares dedicandogli, con una solenne cerimonia, il ponte pedonale che attraversa la foce del torrente Boate, all’altezza del monumento a Cristoforo Colombo. (da La Voce del Popolo, maggio 2019)