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I nonni raccontano… il nostro contributo al Concorso della MLHistria

Di Livio Dorigo

Questa mia riflessione, affidata anche alla nostra NewsLetter che intende tenere uniti i nostri soci, amici e pubblico interessato, rappresenta la seconda parte di un progetto rivolto ai giovani che partecipano ogni anno al Concorso della Mailing List Histria, con la quale abbiamo deciso di collaborare. A causa della pandemia da Coronavirus i termini del Concorso hanno subìto un arresto ma nel giro di qualche mese sapremo se sarà rinviato all’autunno o addirittura all’anno prossimo. Ciò non toglie che questo periodo transitorio possa guidarci nella riflessione di ciò che il Concorso potrà significare per i partecipanti ma anche per noi sostenitori.

La prima parte del progetto avviato con gli organizzatori, riguardava la storia del nostro territorio raccontato attraverso tre figure importanti: l’ape, la pecora e il bovino “boscarin”. Sul nostro sito i giovani possono già trovare notizie, attività, storia su questo argomento, quali spunti dai quali trarre ispirazione per la loro scrittura. 

La seconda parte di questo progetto è dedicata al racconto dei nonni, affinché i giovani si confrontino per mettere insieme un mosaico di accadimenti che riguardano la famiglia ma anche il territorio.

Il suggerimento arriva da un’esperienza personale: il rapporto con mio nonno. Si chiamava Odorico, detto Ico, padre di cinque figli, al tempo a cui risalgono i miei ricordi, ero ancora l’unico nipote maschio. Mi raccontava con la storia della famiglia quella della città di Pola. Loro erano originari di Valeriano, una località nei pressi di Spilimbergo, una famiglia di capimastri costruttori. Quando l’Austria decise di potenziare il porto di Trieste, trasformandolo in uno dei più importanti in ambito europeo, Pola divenne la sua roccaforte difensiva. Nell’Ottocento, da paesino di 800 abitanti, nel corso di un secolo raggiunse i 60mila abitanti, con il porto, l’arsenale, i bacini. Giunse a Pola anche la famiglia Dorigo, con il patriarca Daniele che aveva partecipato alle cinque giornate di Venezia. La loro attività era di costruttori edili e a Pola si stava costruendo tutto ciò che serviva ad una grande città.

Il nonno la vide crescere. Suo fratello, Piero Dorigo, divenne anche assessore all’urbanistica del Comune di Pola, importante e noto. Cadendo da un’impalcatura rimase gravemente ferito. Lo portarono all’ospedale di Graz dove morì, tornò a Pola su un treno, accolto con tutti gli onori.

Il nonno diceva che gli italiani in città erano divisi in fazioni, che si ricomponevano solo al momento di eleggere un deputato al Parlamento di Vienna.

I ricordi che ho del nonno risalgono ai miei cinque anni. Mi accompagnava ai giardini di San Tommaso ma soprattutto verso il cantiere Scoglio Olivi. Mi faceva vedere il bacino di carenaggio costruito dai Dorigo, lo ricordo spesso. Per la festa di San Nicolò mi portò a vedere la fiera. Poi mi indicò la grande scalinata fatta dai Dorigo che andava verso il forte laddove c’era un cimitero romano citato in un verso di Dante. Allora la cosa suonava confusa ma quando fui al Liceo volli approfondire scoprendo che proprio lì era situato il lapidario. Il forte venne costruito perché era in posizione favorevole al controllo delle vie principali della città.

Mentre camminavamo, a volte mi stringeva la mano quasi a farmi male… “nonno – gli dicevo – così è troppo”. “Se scappi – rispondeva – non riuscirei a rincorrerti”. 

Poi mi portava fino alla Chiesa della Marina che dominava l’arsenale di Pola. La facciata l’avevano costruita i Dorigo con la porta sovrastata da leoni. Anche adesso qualche volta ripercorro le vie con lui, con l’immaginazione, rivedo tutti i negozi lungo la strada, le insegne, la gente. Ho capito solo dopo che in questo modo, mi aveva legato alla città. Nel luogo detto Al Ponte, dove andò ad abitare dopo sposato, arrivava il Circo Zavatta (Savata per i locali) con gli artisti e gli atleti che si esibivano nella lotta greco-romana, era d’ispirazione per noi ragazzi che si ripetevano gesti e movimenti.

Gli ultimi anni di attività lavorativa, il nonno li trascorse nell’ufficio comunale da dove sovrintendeva alla manutenzione delle strade.

Ho voluto mettere a disposizione queste mie memorie affinché fungano da esempio per chi al Concorso della MLH sceglierà questo tema suggerito dal nostro Circolo, e racconterà il proprio rapporto col nonno. Ciò che volevo sottolineare è la possibilità di raccontare attraverso un rapporto d’affetto anche la storia della città e del territorio. 

Gli scritti dei ragazzi saranno anche per noi argomento d’approfondimento e stimolo ad una attività simile nel futuro del nostro Circolo. Legare le generazioni per la conoscenza del loro territorio, questo è il tema di fondo.